“Il ragazzo selvatico” di Paolo Cognetti

Recensione di Il ragazzo selvatico

 

Paolo Cognetti è un giovane e talentuoso scrittore italiano, ha pubblicato raccolte di racconti, un romanzo e una guida letteraria.
Il ragazzo selvatico, uscito nel 2013, è invece un diario di montagna, il resoconto reale delle esperienze vissute in una baita e nella natura circostante.


Il protagonista scappa dalla società e dal rumore cittadino per inseguire la solitudine, alla ricerca di una dimensione silenziosa, dove integrarsi con la realtà naturale e tornare in contatto con se stesso.
Rispetto alla città, dove l’uomo ha un ruolo centrale e detiene il potere, nel cuore libero della montagna il giovane scrittore ritrova il predominio della natura. Lì lui è solo uno tra gli altri elementi, con lo stesso diritto all’esistenza dei fiori o del coniglio che si nasconde, con la stessa partecipazione al ciclo vitale del larice che cade e fornisce legna o dell’uccellino morto ai piedi di un albero che sarà vita per chi se ne nutrirà.
Il protagonista si trova ad affrontare il vero significato della solitudine, la difficoltà di vestirsene e l’arsura di volti che la accompagna. Scopre quanto l’isolamento lo metta a nudo davanti a se stesso, lo faccia trovare estraneo, impaurito, fino a farlo piangere, singhiozzante, accompagnato solo dall’eco di montagna, con lo splendore intorno e la sua finitezza di uomo tra le mani.
Compagni di questa solitudine sono i libri che, quali amici irrinunciabili, si porta dietro, e di cui, con delicato gesto, cede al lettore citazioni e riflessioni.
Le uniche presenze umane sono quelle di chi porta al pascolo il bestiame e torna a valle al primo freddo, e quelle del padrone della baita e del vicino di casa. Sono uomini che dell’isolamento hanno fatto una scelta. In loro il protagonista trova profondità e conoscenza ma, più di tutto, il piacere di condividere un bicchiere di vino.

Un libro che parla all’intimo, senza pudori, come se lo scrittore non si preoccupasse di essere troppo svelato. Pagine limpide, che scorrono semplici, senza fronzoli, eppure da centellinare, soffermandosi nella lettura, per vivere gli stessi passi di montagna, il ripetersi del sorgere e calare del sole, tutto in un tempo più realistico di quello dello scorrere delle pagine.

 

di Miriam Viola

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